Amedeo Maurigi

Ai piedi del baldo

Olio su cartone
18 x 25 cm
1930

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Amedeo Maurigi nacque il 28 febbraio 1895. Era quello l’anno in cui si inaugurava (meglio, si istituiva) la Prima Biennale di Venezia. Quando si dice la fatalità delle date! E in quella biennale, fra i tanti esponeva, anche Giovanni Segantini ("Ritorno al paese nativo"), del quale ci piace richiamare l’asserzione che: "L’arte è religione, e guida lo spirito alle gioie contemplative del bello che è il buono e l’amore". Concetto questo che, a parte qualsiasi accostamento artistico, rispecchia una certa filosofia del Maurigi.

Amedeo Maurigi nacque a Pazzon, piccolo borgo ai piedi del Monte Baldo, sul versante orientale, nel Comune di Caprino Veronese. Figlio di Giovanni Battista e di Rebecca Orio fu primogenito di otto fratelli, cinque maschi e tre femmine.

Il padre, agente della Sicurtà Assicurazioni per il vasto territorio compreso tra l’Adige, il Monte Baldo ed il Lago di Garda, con la sua professione salvaguardò la famiglia dall’arretratezza culturale e dall’indigenza diffusa. La scuola istituzionale per Amedeo si esaurì nel 1905 con il compimento del corso elementare inferiore, ma non si esaurì l’interesse per lo studio al quale, come autodidatta, si dedicò tutta la vita: musica, arte figurativa e filosofia, seguendo le esigenze del proprio spirito e addentrandosi anche in studi scientifici ed economici. Seguì il padre nella sua attività che percorreva con il calesse le campagne a recapitare direttamente a domicilio il servizio di tutela contro la temuta grandine e gli incendi.

Nel 1913 fu chiamato a prestare il servizio di leva in qualità di radiotelegrafista, dopo averne sostenuto il corso presso Mantova (3º genio telegrafisti, 2ª compagnia, 1º battaglione da fortezza). Il servizio di leva lo coinvolse direttamente nella 1ª guerra mondiale, in stanza sull’Altopiano di Asiago. Di vedetta, in prima linea, ebbe il compito di seguire gli spostamenti del nemico e di segnalarli al comando. In particolare doveva segnalare i mezzi aerei; per individuare prontamente il modello aveva disegnato in un quadernetto-diario, del quale è rimasta testimonianza, le sagome e le caratteristiche dei diversi velivoli.

Terminata la dura esperienza della guerra, tornò a casa e nei primi anni venti assunse l’incarico di responsabile della neofiliale di Caprino V.se della Banca Mutua Popolare di Verona (l’arciprete del capoluogo avrebbe riconosciuto nel giovane Amedeo doti, pur in mancanza di un curriculum adeguato di studi, segnalandolo alla banca quale possibile incaricato). Insofferente per la vita impiegatizia lasciò l’ambito incarico appena dopo sei mesi. Riprese l’attività di assicuratore per alcuni anni. Successivamente intraprese in parallelo anche una nuova attività: agente di commercio delle macchine da cucire statunitensi Singer.

Nonostante la politica autarchica del regime che vietava il commercio di prodotti stranieri, il Maurigi iniziò la sua attività che mantenne fino agli anni sessanta, al raggiungimento dell’età pensionabile. Questo lavoro gli permise di ovviare alla sua insofferenza per una occupazione "rigida" e di coltivare l’innata passione per la cultura.

Nella famiglia Maurigi la musica era di casa: il padre, i fratelli, tutti suonavano qualche strumento ed Amedeo non faceva eccezione. Studiò in particolare il pianoforte, si dedicò anche allo studio della composizione, lasciandoci numerosi spartiti. Diresse con perizia e prestigio la locale banda musicale ininterrottamente dagli anni Venti fino agli anni Cinquanta.

Non si sa invece come sia nata la sua passione per la pittura della quale fece la propria attività fondamentale. Certamente Alberto Stringa, altro pittore di Caprino, più anziano di quindici anni deve aver rappresentato per il giovane Maurigi uno stimolo diretto e un termine di paragone.

Nel 1934 sposò Lina Marogna di vent’anni più giovane, una donna molto bella con i capelli neri e gli occhi azzurri che sarà modella per tanti suoi lavori. Dal matrimonio nacquero due figlie: Elda e Fernanda. Restò per tutta la vita a Caprino circondato da pochi amici del suo ambiente semplice e naturale, con i quali amava fare lunghe discussioni.

I suoi viaggi in motocicletta (possedeva una Indian sidecar) sono limitati alla vicina Verona e ai suoi dintorni. "Mantenne in ogni momento della sua vita un gusto caparbio della propria libertà", gli bastava coltivare i propri interessi e non gli importava se questo comportasse una vita sobria al limite della privazione per sé e per la sua famiglia. Una vita molto intima, la sua; mai volle svelare al pubblico i segreti della propria produzione pittorica, come mai volle mettersi in luce e partecipare a mostre. Nemico dei formalismi rimase volutamente un artista sconosciuto. A soli 54 anni gli morì l’amatissima moglie. Da allora si ritirò in scontrosa solitudine nella sua "Tebaide", una piccola, modesta casetta ricavata in un fienile, dato che le figlie vivevano a Verona.

Si rifugiò nella pittura, nella musica e nelle riflessioni filosofiche. Ordinò una sorta di "Zibaldone" dal titolo: "Carattere personale-Miscellanea ragionamenti e raccolta di ideologie", al quale affidò interessanti pensieri personali d’ogni genere: da questi traspare un concetto socratico del sapere come processo di conoscenza di sé e dei relativi limiti dello scibile.

I tratti somatici del Maurigi erano quelli di un uomo di normale statura e di corporatura snella, di buona salute nonostante l’intensa e varia attività di lavoro e di acculturazione personale, in vari settori del sapere.

Il suo temperamento era quello di un uomo affabile ma di poche parole, meditativo, dalla marcata personalità riflessiva sulle svariate problematiche della vita sociale e familiare.

Era modesto di contegno per libera scelta e orgoglioso della sua libertà di pensiero e di azione.

Non apparteneva a schieramenti politici in senso specifico, pur propenso, per natura e convinzione, al bene di tutti, alla protezione dei ceti sociali più semplici e al rispetto delle libertà altrui.

In fatto di religione potrebbe definirsi un libero pensatore nel senso che distingueva la gerarchia come burocrazia dal concetto di Dio quale autore del creato.

Morì nel 1974 poco meno che ottuagenario. Alcuni pensieri estratti dai suoi scritti ci aiuteranno meglio a inquadrare il profilo della sua personalità

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