Eugenio Prati

A casa dei nonni

pastelli su carta
50 x 50 cm
1920

 

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Bambina con cappello

matita su carta
13,20 x 20 cm
1914

Non disponibile

Gioia di vivere

pastelli colorati su carta
51 x 51 cm
anni '20

 

- Opera pubblicata sul Catalogo “Prati e seu Mundo”, São Paulo, 1978, p. 104
- Opera esposta alla Mostra Retrospettiva Eugenio Prati, Cerro Veronese, 29 luglio-20 agosto 1995), a cura di G. Volpato

 

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Eugenio Prati nasce a Cerro Veronese, in contrada Bertin, da Marcello e Arcangela Grossule. Il padre è fabbro e direttore della banda musicale del paese, mentre il fratello Celeste ha una bottega d'arte funeraria. A dodici anni si trasferisce con la famiglia a Verona. Si diploma presso il patronato operaio "Stimate" di Verona nel 1907 in disegno e in arti plastiche nel 1910.

Dal 1910 al 1914 frequenta l'Accademia di Belle Arti Gian Bettino Cignaroli di Verona dove ha come maestri lo scultore Egidio Girelli e il pittore Carlo Donati. Partecipa alla Prima guerra mondiale.

Stringe amicizia con un gruppo di letterati, pittori e scultori quali Angelo Zamboni, Ettore Beraldini, Guido Trentini, Giuseppe Zancolli, Antonio Nardi, Gino Rossi, Alessandro Zenatello e Pino Casarini. Nasce in questo periodo l'amicizia con il poeta Lionello Fiumi, che si protrae fino al 1973.

Negli anni 1917 e 1918 collabora alla rivista "Antologia della Diana" di Gherardo Marone, pubblicata a Napoli.

Tra il 1923 e il 1925 gli sono commissionati numerosi monumenti ai caduti in provincia di Verona, opere che in molti casi porta a compimento con Egisto Zago.

Nel 1926 emigra in Brasile e si stabilisce a San Paolo, dove si sposa ed ha due figlie. Esegue su commissione alcune sculture nei cimiteri di San Paolo, Araçá e Consolação.

Nel 1932 vince un concorso per la decorazione delle Tombe dei Caduti della Rivoluzione Costituzionalista del 1932.

Nel 1935 e nel 1936 fa parte della Commissione di selezione del Salão Paulista de Belas Artes. Negli ultimi anni della sua vita abbandona l'arte funeraria dedicandosi completamente allo studio.

Eugenio Prati si inserisce nell’avanguardia artistica veronese degli anni Venti con un linguaggio individuale, a tratti percorso da un umorismo tetro e doloroso, difficilmente collocabile in una corrente codificata. 

I disegni realizzati attorno al 1913 quando l’artista ancora frequenta l’Accademia “dichiarano espressamente influenze della Secessione viennese, arrivate attraverso Felice Casorati e Gino Rossi [...] Prati fu un precursore […] capace di sviluppare un linguaggio autonomo, assolutamente moderno. Egli adotta la linea sintetica ed elegante di Wildt, conosce, attraverso Martini, il Futurismo e il relativo dinamismo della forma, ma finisce per esprimere una cifra personalissima che si connota, nelle sculture in bronzo, gesso, creta e nei disegni resi quasi evanescenti per l’uso del bistro, come un linguaggio ‘antigrazioso’, deformante, allucinato, che scava per arrivare ad una sorta di ‘universalità espressiva’, ottenuta ‘riducendo’, anche grazie all’uso della monocromia".

L’artista, che gestisce con il fratello Celeste un’azienda di marmi specializzata in arte funeraria a Tombetta, un quartiere di Verona, realizza tra il 1916 e il 1925 alcuni significativi monumenti funebri per il Cimitero Monumentale di Verona.

Tra il 1922 e il 1925 realizza con la collaborazione del fratello e di Egisto Zago numerosi monumenti ai Caduti nella provincia di Verona. Tali opere “nulla hanno a che vedere con le linee semplici delle più celebri sculture di Prati come Noviziato o Gioia claustrale. Il motivo di tale distanza […] sta probabilmente nelle richieste della committenza e nella consapevolezza dell’artista della difficoltà dell’ambiente veronese di comprendere il suo singolarissimo linguaggio".

Una volta emigrato “l'artista [recepisce] gli stimoli delle avanguardie artistiche dell'America Latina e [mantiene] la predilezione per soggetti di umile estrazione sociale. Le figure hanno le membra inferiori ingigantite, gli sguardi dilatati e penetranti tuttavia lo stile sembra essersi ammorbidito rispetto alle opere giovanili".

In Brasile “continuerà la sua carriera di scultore e di pittore, occupandosi prevalentemente di scultura cimiteriale: opere fatte per i morti, vivendo sempre con l’illusione di farne per i vivi’" come scrive in una lettera a Fiumi.

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