Alberto Martini

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La voce del passato

olio su tela
27 x 22 cm
1929

Alberto Martini, pseudonimo di Alberto Giacomo Spiridione, nasce il 24 novembre 1876 a Oderzo (Treviso). 

Nel 1879, con la famiglia, si trasferisce a Treviso, dove il padre Giorgio Martini pittore naturalista, insegna disegno presso l'Istituto Tecnico Riccati. Alberto inizia a dipingere e disegnare sotto la guida del padre.

Durante la sua formazione realizza diversi disegni rivelando così una particolare propensione alla grafica. Produce anche pitture ad olio e acquarelli di piccolo formato nei quali spiccano i temi della campagna trevigiana e del lavoro contadino. Sono le tematiche artistiche del tempo, della cultura italiana ed europea, volta anche a cogliere aspetti sul senso della vita e del passare del tempo.

Tra il 1894 e il 1896 realizza le quattordici chine l'Albo della morte, rivelando suggestioni di origine nordica. Questa matrice tedesca si intravede anche nelle illustrazioni per il Morgante Maggiore di Luigi Pulci e per La Secchia Rapita di Alessandro Tassoni. Vi ritroviamo una particolare indole al fantasioso e propensione al simbolismo.

Nel 1897 Martini espone alla II Biennale di Venezia con i quattordici disegni per La corte dei Miracoli a successivamente anche all'Esposizione Internazionale di Torino con il ciclo grafico de Il Poema del lavoro.

Nel 1898 Martini lavora per le riviste di Monaco "Dekorative Kunst" e "Jugend". L'anno seguente partecipa nuovamente alla Biennale veneziana. 

Nel 1901 esegue il primo ciclo di disegni per la Divina Commedia promossa dal concorso Alinari di Firenze e nel 1905 inizia ad eseguiere delle tavole illustrative per i racconti Edgar Allan Poe, fino al 1909. Frequenta Margherita Sarfatti, rapporto che dura fino al 1910. Nel 1907 conosce il celebre editore William Heinemann, grazie al quale organizza a Londra una mostra personale alla Galleria Goupil.

Allo scoppio della primo conflitto mondiale, esegue diverse litografie intitolate Danza Macabra, nelle quali esprime il suo spirito antitedesco. Queste vengono distribuite come propaganda contro l'impero austroungarico. Risale agli anni Venti il suo interesse per il teatro e in particolare l'invenzione del Tetiteatro: un teatro sull'acqua dedicato alla dea del mare Teti. Per questo realizza diversi progetti e scenografie che sono pubblicate nel volume Il Tetiteatro edito nel 1924.

Nel 1928 si trasferisce a Parigi dove conosce molti artisti e personaggi altolocati, qui rimane fino al 1934. Inizia a dipingere opere di ispirazione surrealista come Conversazione con i miei fantasmi e La prigione sotterranea. Nel 1934 è costretto a rientrare a Milano a causa della precaria situazione finanziaria. Nel 1936 vengono pubblicate vignette satiriche nella rivista "Perseo" nelle quali si denota un sentimento antinovecentista.

Gli anni Quaranta sono alternati da esposizioni, alcune anche internazionali e le sue opere sono soprattutto pitture ad olio di stampo naturalista.

Muore l'8 novembre del 1954 a Milano.

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