Cesare Andreoni

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 L'Arena di Verona

tempera su carta
55 x 45 cm
1935

Opera archiviata


Non disponibile

Cesare Andreoni (Milano, 1903-1961), figlio di Gaspare, proprietario terriero, e di Cecilia Pirola, vive nel capoluogo lombardo dove lavora per tutta la vita. Appena ragazzo scappa di casa per seguire D'Annunzio nell'impresa fiumana. Abbandona gli studi per iscriversi all'Accademia di Brera. 

L'esordio risale al 1925, anno in cui partecipa alla Mostra degli Artisti Lombardi. Già in quest'occasione abbraccia pienamente la poetica futurista. Nel 1928 apre a Milano una bottega nella quale progetta e realizza oggetti d'arredo utilizzando diversi tessuti, pellami, ceramica e legno. In questo luogo mette dunque in pratica l'assunto teorico della ricostruzione futurista dell'universo.

Con Prampolini collabora per alcuni allestimenti delle Triennali di Milano: nel 1933 interviene nella Stazione di aeroporto civile, nel 1936 collabora alla decorazione della Sala di Rappresentanza del palazzo comunale di Aprilia e infine nel 1940 realizza l'allestimento di un Ufficio del Turismo.

Nel 1930 partecipa alla XVII Biennale di Venezia invitato e coinvolto direttamente da Marinetti. L'anno seguente firma con Munari, Manzoni, Duse, Bot e Gambini il Manifesto dell'aeropittura.

Alle soglie della Seconda guerra mondiale, nel 1941, Andreoni espone alla Casa d’Artisti le sue Aeropitture futuriste di guerra: è la prima personale, presentata da Marinetti. Lo stesso anno viene richiamato al fronte. Fino al 1942 è corrispondente di guerra e gli appunti che riporta all'interno del suo diario si traducono in una serie molto ricca di disegni e acquarelli.

Si ammala di una grave forma di malattia respiratoria, che non guarisce neppure in patria.  Abbandonerà la realizzazione di grandi opere, pur dedicandosi sempre in modo molto attivo alla grafica e all'illustrazione.

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