Giuseppe Flangini

Giuseppe-Flangini_Landelie_Olio-su-tavola_32x37_1935-2

Landelie

Olio su tavola
32 x37 cm
1935

Giuseppe Flangini, primo di cinque figli, nacque a Verona il 12 ottobre 1898: da Silvio e da Maria Sterza, insegnante, figlia di Alessandro Sterza, insigne matematico e inventore della lampada ad acetilene per la quale era stato insignito di medaglia d’oro all’Exposition di Bruxelles del 1897. Conseguito il diploma alla Scuola Normale A. Manzoni di Verona il 27 giugno 1916, iniziò presto la professione di insegnante elementare che continuò anche dopo il suo trasferimento a Milano, avvenuto dopo il 1944.

"Fino a quel momento Flangini fu per così dire, polivalente: pedagogo o insegnante, commediografo, pittore, disegnatore, dotato di uno strano potere in ogni campo si cimentasse. Poi la pittura prevalse, ma rimasero svegli in lui, non separati né addormentati, gli interessi multipli, la cultura indeterminata. E tutto ciò con l’umiltà di un’apparente bonomia dialettale, di un esprimersi che smorza la grandezza del tono." (G. Altichieri).

Disegnò manifesti e copertine di libri infatti, ma soprattutto si dedicò alla pittura e al teatro collaborando con la rivista teatrale "Controcorrente". Come autore di commedie, di cui curò spesso regia e scenografia, ottenne premi e riconoscimenti che lo resero molto noto nel circuito del teatro filodrammatico. In quegli ambiti strinse amicizie durature con attori (Nico Pepe, Sarah Ferrati, Tino Carraro), registi, (Carlo Terron,Diego Fabbri) e artisti quali Orazio Pigato, Vitturi, Semeghini, Arturo Martini, autore del busto ritratto dall’autore nell’opera "Autoritratto".

La sua prima esposizione fu quella, significativa per il clima culturale del periodo, organizzata dalla Società di Belle Arti a Verona nel 192l. Dal 1921 partecipò, tranne qualche breve interruzione, a tutte le biennali nazionali fino al 1959. Varie e importanti le manifestazioni artistiche nazionali alle quali prese parte. Tra le più prestigiose le due esposizioni dell’Opera Bevilacqua La Masa del 1934 e del 1936 e l'Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte di Roma, le mostre tenute al Palazzo della Permanente di Milano, ininterrottamente dal 1948 al 1961. Numerosi i premi (Premio Suzzara, Premio Dalmine, Premio Gallarate, Premio Marzotto ecc.) e numerose le personali a scadenza quasi annuale in Italia (Milano, Bergamo, Como, Gallarate, Piacenza, Rovereto, Riva, Venezia, Forlì ecc.) e all’estero: Bucarest, Dusseldorf, Bonn, Vienna, Monaco, Charleroi, Bruxelles, ecc.

A Milano insegnò ancora alcuni anni, poi lasciò la scuola e si dedicò completamente alla pittura, che divenne argomento di vivaci scambi epistolari e di animate discussioni:a Milano, al Centro Artistico S. Babila di Corso Venezia, con Lilloni, De Rocchi, Labò, Bartolini, Contardo Barbieri, e ancora con Lanaro e Speranza; a Forte dei Marmi con Carlo Carrà. I suoi viaggi all’estero erano iniziati nel 1922: in quell’anno si era recato in Belgio per conoscere i parenti della giovane moglie, la pittrice Gina Zandavalli Flangini, là emigrati per ragioni politiche. Divennero poi annuali "pellegrinaggi" estivi alla ricerca dei luoghi che avevano ispirato gli impressionisti. Solo nel 1946 incominciò il suo wanderung. fino ad allora limitato appunto all’estate, nei musei di Parigi, Bruxelles, Bruges, Amsterdam, Monaco alla ricerca dei maestri ideali.

Nel ritrarre il paesaggio ebbe particolare attenzione per l’ambiente caratterizzato dall’acqua, sia esso fluviale, marino o lacustre (quello montano fu quasi esclusivamente trentino, ricordo della prima guerra mondiale, del campo di prigionia e di due estati particolarmente felici, quella del 1959 e del 1961 ), per il paesaggio urbano e industriale, per la rappresentazione del lavoro dei minatori - allora quasi solo italiani - dei pescatori, degli scaricatori, degli allevatori. dei sabbionari, degli agricoltori.

A partire dal 1950 approfondì la matrice espressionista della sua pittura (gli accadde di trovarsi a Wasmes nel 1955 durante la lavorazione del film di V. Minelli su Van Gogh Brama di vivere interpretato da Kirk Douglas: al seguito della troupe come pittore "ufficiale" disegnò e dipinse attori, comparse e ambienti vangoghiani). Durante una delle permanenze estive a Ostenda aveva stretto amicizia con Ensor con il quale in numerose occasioni si trovò a discutere d’arte. Quadri come la Kermesse, cioè la rappresentazione delle feste popolari mascherate, sono anche l’ideale omaggio al maestro oltre che approfondimento di un tema, cioè la maschera, molto caro a Flangini, uomo di teatro.

Gli ultimi anni di Flangini, dal 1959 al 1961, furono caratterizzati dalla nascita di un nuovo e felice cromatismo riconducibile alle esperienze dei fauves e di Vlaminck in particolare. In opere come «Campagna a Charleroi» (1961), «Mulino a vento a Hechtel» ( (1960). «Paesaggio a Gilly» (1961) traspare una visione più serena della vita, che si esprime oltre che nei temi anche nei toni gialli, ocra rossastri e bruni, vivaci e accesi in un’atmosfera tersa e pulita. «Faro di Ostenda» (1961) e soprattutto «Mulino a Bruges, ultima opera dell’artista rimasta incompiuta sul cavalletto del suo studio alla sua morte, restano come testimonianza del perdurare di una ricerca ancora aperta e vitale" ( A. Di Lieto). Nell‘agosto del 1961 Flangini, a seguito di una breve malattia, morì improvvisamente a Verona.

La città di Milano gli ha dedicato due importanti retrospettive: la prima nel 1967 a Palazzo Reale, promossa da un gruppo di artisti e critici, quali Carlo Carrà, Achille Funi, Treccani, Aldo Carpi, Leonardo Borgese e dal Comune di Milano; la seconda, promossa sempre dal Comune di Milano, nel 1970 all’Arengario. Negli anni successivi sono state allestite circa quaranta mostre, in Italia e all’estero, per ricordare la figura e l’opera del Maestro (Semplice pittura di ogni tempo, che vive e che va come una persona - Leonardo Borgese).

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