Achille Beltrame

Achille-Beltrame-Girotondo-anni-10-per-sito

Girotondo di fanciulle

olio su tela
29,5 x 34,5 cm
anni '10

 

Achille Beltrame (Arzignano, 19 marzo 1871 – Milano, 19 febbraio 1945) è stato un illustratore e pittore italiano. Figlio di Giambattista Beltrame, artigiano della concia e di Teresa Brusarosco, settimo di otto fratelli, frequenta dal 1883 la Regia Scuola Tecnica Andrea Palladio di Vicenza dove, alla fine del secondo anno, viene congedato con la "Menzione onorevole speciale in disegno".

Nel 1886 si trasferisce a Milano, ospite del fratello Oreste, per frequentare l'Accademia di Belle arti di Brera. Nel 1889/1890 frequenta la Scuola di nudo per poi entrare nella Scuola speciale di pittura. Nel 1890 vince il premio Mylius con l'opera Fracta Virtus. Nel 1892 con la famiglia si trasferisce a Vicenza dove trascorre alcuni periodi dal 1894 al 1895 e dove condivide lo studio con lo scultore Innocente Franceschini. In questi anni realizza alcune opere di scorci vicentini: Il Retrone a Vicenza, Basilica palladiana, Piazza delle Erbe e Ponte S. Michele. L'artista dedica a Vicenza anche una copertina della "Domenica del Corriere" in occasione della festa de "La Rua". Nel 1893 ritorna a Milano, sempre ospite del fratello Oreste e prosegue un rapporto di collaborazione con l'Accademia di cui diventa socio onorario nel 1892 e nel 1895 consigliere. Nel 1894 presenta alla seconda Triennale di Brera Canova che modella la Maddalena, con cui vince il premio Gavazzi. L'opera va perduta nell'affondamento della nave che la porta in America con il suo acquirente. Nel 1896 viene notato da Eduardo Ximenes, illustratore e cofondatore del settimanale "L'Illustrazione Italiana", che lo assume per il suo giornale. La collaborazione con il giornale dura fino al 1898. Lavora anche come cartellonista per le Officine Grafiche Ricordi, per le quali realizza manifesti pubblicitari. Nel 1897 partecipa alla terza esposizione triennale di Milano con le opere Ego sum flos campi e La fuga di Nerone. Nel 1898 è chiamato dal coetaneo Luigi Albertini a contribuire alla realizzazione de "La Domenica del Corriere", la rivista illustrata settimanale del "Corriere della Sera". Il primo numero è in edicola l'8 gennaio 1899, con la copertina firmata da Beltrame, dal titolo "Trecento soldati bloccati da una bufera nel Montenegro". Nell'arco di 45 anni le copertine di Beltrame, pubblicate in prima e ultima pagina, furono 4.662. Per il settimanale milanese lavora assiduamente, fino al 26 novembre 1944.

«Attraverso le immagini da lui create – scrive Dino Buzzati – i grandi e più singolari avvenimenti del mondo sono arrivati pur nelle sperdute case di campagna, in cima alle solitarie valli, nelle case umili, procurando una valanga di notizie e conoscenze a intere generazioni di italiani che altrimenti è probabile non ne avrebbero saputo nulla o quasi. Un maestro dell'arte grafica, quindi, ma anche un formidabile maestro di giornalismo.»

Le tavole a colori di Beltrame diventano il marchio distintivo della rivista. Nelle sue copertine è riassunta la storia del costume e della società italiana della prima metà del XX secolo. Nella sua autobiografia pubblicata ne "La Lettura", allegato mensile del "Corriere della Sera", scrive che durante la Prima guerra mondiale si reca in trincea solamente una volta per rendersi conto dal vero della situazione. Ciò nonostante rappresenta luoghi, fatti, persone e cose che non ha mai visto di persona, grazie alla sua immaginazione e curiosità, unite ad un rigoroso senso del realismo. Come pittore, realizza centinaia di quadri a olio, acquarello, tempera e matita. Esegue numerose opere a soggetto familiare, quali gli autoritratti e infine piccole immagini, poi riprodotte in cartoline, almanacchi e calendarietti.

Il 26 ottobre 1907 sposa a Milano Giannina Cocitto, conosciuta già nei primi anni '90 all'Accademia di Brera. Collabora assiduamente con l'industriale della chimica Magno Magni, proprietario delle miniere di pirite di Agordo, dove si reca spesso in vacanza realizzando una serie di oltre 60 quadri con temi relativi alla montagna, ai suoi abitanti e al loro lavoro. Con Magno Magni si spinge fino a Kala-Djerba, in Tunisia, dove l'industriale possiede una miniera di fosfati e dove realizza una serie di dipinti di corrente orientalista. Realizza a Canzo, nella villa Magni, poi Rizzoli, il dipinto murale Caccia con il falcone. Lavora poi per l'Ospedale Maggiore di Milano, per gli eredi di Antonio Biffi, per Toepliz, direttore della COMIT, per Michele Bernocchi, industriale tessile e per la Montecatini.

Nel 1910 è tra i sottoscrittori di un documento in cui un gruppo di artisti fonda l'Associazione degli Acquerellisti Lombardi, per sostenere tale tecnica. In questo periodo, realizza la decorazione della sala di Villa Roccabruna a Blevio eseguendo 4 pannelli rappresentanti una Festa Floreale. Nel 1912 inizia una collaborazione con la rivista "La Lettura", supplemento mensile del "Corriere della Sera", per la quale realizza 96 tavole fino al dicembre 1919. Nel primo dopoguerra Beltrame realizza opere a carattere allegorico ormai scomparse: La Scienza  (1925), dipinto sul soffitto dello scalone dell'Istituto Sieroterapico di Milano,  La danza delle Ore (1927), eseguito sul soffitto della sede degli stabilimenti Bernocchi a Legnano,  L'Aurora o Carro di Febo (1928), dipinto murale presso la Villa Anita a Stresa, sempre di proprietà Bernocchi, La Scienza e il Genio dominano le forze (1929), dipinto murale presso la Società Elettrica Adamello di Milano.

Beltrame si dedica anche all'arte sacra, iniziando, ancora giovanissimo, dipingendo il Ritratto di San Gaetano per la lunetta dell'omonimo oratorio in Corso Mazzini ad Arzignano, che insieme al San Gerolamo del deserto esposto nella sacrestia del Duomo, costituisce uno dei pochi soggetti sacri della sua produzione, per lo più dipinti o da lui donati alla sua città natale, come il San Giuseppe con il Bambino, pala d'altare realizzata a Milano nel 1914 e donata all'Oratorio di San Giuseppe di Arzignano. Dipinge alcune Madonne di sua iniziativa o su commissione. Fra le altre opere dedicate alla Vergine si trova anche il già citato dipinto olio su tela del 1897 Ego sum flos campi: l'opera è pubblicata anche dall' "Illustrazione Italiana" nel dicembre dello stesso anno, come quadro di Natale.

Fino alla fine degli anni '30 trascorre un' esistenza diviso fra l'impegno per il giornale e il tempo libero dedicato alla pittura e a brevi periodi di vacanza in Liguria e sulle Dolomiti, come testimoniano gli innumerevoli scorci della Riviera Ligure dipinti:  Marina con fanciulla e caneRiparazione delle reti e altre opere. Con La tintura delle reti partecipa nel 1924 alla XIV Biennale di Venezia nell'ambito della  Mostra degli acquerellisti. Nel 1937 si trasferisce per un periodo a Bergamo per seguire la moglie Giannina, ricoverata in casa di cura. Qui produce una serie di opere dedicate alla città e ai suoi dintorni. Ad Arzignano lavora a un acquerello nel quale raffigura il castello con lo stemma della città. L'immagine è ripresa dal fratello Oreste nella copertina della sua opera Arzignano nella storia (1937). Nel 1938 muore la moglie. Questo evento dà inizio al suo percorso doloroso causato anche dalla guerra, dal dissesto finanziario e dalla distruzione del suo studio in Contrà Garibaldi a Milano a seguito di un bombardamento.

Il 20 dicembre 1942 abbandona Milano per rifugiarsi a Bressana Bottarone e gli viene negata la nomina di "Accademico d'Italia" per non essere iscritto al partito fascista. Nel luglio del 1944, i militi della "Muti", sottopongono Beltrame e la famiglia proprietaria della sua abitazione ad una perquisizione notturna che lo turberà fortemente.

Il 7 febbraio 1945 durante una passeggiata ha un malore e sviene, perdendo conoscenza ed entrando in coma irreversibile. Muore a Milano il 19 febbraio 1945 nella casa del nipote.

 

Faraci Arte

P IVA 04398980237
C Dest - Usal8pv

Tel. +39 347 129 8287

Via Garibaldi, 6 cap. 37121 Verona.

Legalmail - faraci.cateno@legalmail.it

© 2020, Faraci Arte